

La mano costituisce un’espressione altamente individuale della personalità di chi scrive, in quanto rappresenta il prodotto integrato dell’intera attività nervosa e cerebrale ed è strettamente connessa non solo alle funzioni neuromuscolari, ma anche alla struttura corporea, mentale e psichica dello scrivente.
Proprio per tale motivo, il tracciato grafico riflette in modo diretto e profondo le caratteristiche psicologiche dell’individuo e si configura come una manifestazione personale difficilmente replicabile.
Su questo presupposto si fonda la grafologia, disciplina che, attraverso l’analisi sistematica della scrittura, consente di delineare il profilo psicologico dello scrivente esaminando elementi quali
Tali elementi rispondono tanto a scelte individuali quanto a componenti temperamentali e stati interiori, risultando pertanto scarsamente modificabili senza che emergano segni evidenti di innaturalezza o artificiosità.
In una scrittura spontanea e naturale, i diversi segni grafici risultano armonizzati tra loro in una vera e propria “solidarietà dinamica”, che esprime coerenza interna, naturalezza e spontaneità del gesto scrittorio.
Al contrario, una scrittura modificata volontariamente tende a presentare caratteristiche di rigidità e di forzatura, poiché lo sforzo cosciente di alterazione del grafismo introduce nel tracciato elementi di disarmonia e perdita di fluidità. Escludendo l’ambito specifico della grafologia giudiziaria, in cui il confronto tra grafismi è finalizzato all’accertamento dell’autenticità (se vuoi approfondire leggi l’articolo QUI), il grafologo esperto può tuttavia imbattersi in scritture che, pur appartenendo a soggetti diversi, appaiono sorprendentemente simili, al punto da sembrare vergate da un’unica mano, senza che tale somiglianza sia attribuibile a un tentativo consapevole di imitazione.
Questo fenomeno, noto come “scritture gemelle”, presenta una particolare rilevanza nel contesto adolescenziale e richiede un’analisi grafologica approfondita e rigorosa, capace di indagarne le ragioni psicologiche sottese.


Esempio di scritture gemelle: due immagini relative alla scrittura appartenenti rispettivamente a due persone diverse
Nell’ambito della grafologia, sono presenti diverse scuole di pensiero sull’approccio all’analisi della scrittura; la scuola grafologica francese, che predilige un metodo più analitico e classificatorio, considera il grafismo come il risultato dell’interazione dinamica di tre elementi fondamentali della scrittura: la forma, il movimento e la gestione dello spazio .
Attraverso la forma grafica che un individuo sceglie di adottare, egli rappresenta la propria identità
Quando scriviamo, ci sono elementi che soprattutto i ragazzi, scelgono deliberatamente di adottare:
È il modo in cui la scrittura diventa personale e distintiva. Non scriviamo più “come ci hanno insegnato”, ma sviluppiamo il nostro stile grafico unico, che riflette sia esigenze pratiche (velocità, comodità) sia espressive (gusto estetico, desiderio di distinguersi).
In questo processo si proiettano sul foglio le tendenze personali, le scelte individuali, i gusti e l’ambiente culturale di appartenenza.
Tuttavia, la forma grafica non può essere considerata un elemento isolato, poiché essa va sempre messa in relazione con il movimento e con lo spazio.
Il movimento rappresenta l’impulso vitale che guida il filo grafico lungo la linea di base e nella dimensione verticale degli allunghi superiori e inferiori delle lettere, configurandosi come l’espressione delle componenti istintive e affettive dell’individuo .
Il rapporto dinamico tra le forze della forma, espressione della razionalità e del controllo, e quelle del movimento, legate alla sfera pulsionale, fornisce indicazioni significative sul modo in cui la persona equilibra l’espressione dei sentimenti e la definizione del proprio ruolo nel contesto sociale.
Il terzo elemento costitutivo del grafismo è lo spazio del foglio, che assume un valore simbolico in quanto rappresenta sia l’ambiente sociale in cui l’individuo si muove, sia lo spazio interiore in cui egli entra in contatto con le proprie emozioni più profonde.
Le caratteristiche peculiari di una scrittura iniziano a delinearsi in modo più evidente nel periodo compreso tra gli 11 e i 12 anni, quando il modello calligrafico appreso nelle prime fasi dell’istruzione viene progressivamente sottoposto a modificazioni che conducono, con il passaggio all’età adulta, alla formazione di un grafismo personalizzato.
Questa fase, definita in grafologia come “fase postcalligrafica” , coincide con l’adolescenza, periodo cruciale nel processo di costruzione dell’identità.
In tale fase evolutiva, l’ampliamento del cerchio sociale assume un ruolo centrale, poiché l’adolescente instaura nuove relazioni attraverso il gruppo dei pari, realizza identificazioni che si affiancano alle relazioni familiari e ricerca conferme di sé indispensabili per la crescita personale e il passaggio all’età adulta.
Questi processi di identificazione risultano chiaramente osservabili nelle scritture dei giovani d’oggi, i quali, per sentirsi parte del gruppo, tendono ad adottare modelli grafici diffusi e socialmente condivisi, quali lo script, il mistoscript, lo stampato maiuscolo o le cosiddette scritture “à boule”.
L’adesione a tali modelli produce grafie che appaiono fortemente simili tra loro, dando origine al fenomeno delle “scritture dette gemelle”, espressione grafica di identificazioni funzionali più che di imitazioni consapevoli.
In questa prospettiva, la somiglianza grafica non rappresenta una perdita di individualità, ma piuttosto una modalità adattiva attraverso cui l’adolescente ricerca appartenenza, riconoscimento e integrazione sociale, utilizzando la scrittura come strumento di mediazione tra sé e l’altro.
Dott.ssa Romina Casella
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FONTI:
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