

La scrittura è un’attività di origine cerebrale e non dipende esclusivamente dall’organo periferico che la esegue poiché gli engrammi simbolico-letterali e gli schemi di movimento si formano nel cervello e vengono poi trasmessi agli organi scriventi che si limitano ad attuare il comando ricevuto.
Questo spiega perché una persona che perde l’uso della mano destra può imparare a scrivere con la sinistra mantenendo comunque caratteristiche grafiche personali, così come chi è privo delle mani può sviluppare la scrittura con i piedi o con la bocca dimostrando che il gesto grafico è indipendente dall’organo utilizzato.
E proprio per questo una volta automatizzato il movimento, la scrittura mantiene la sua individualità e unicità, indipendentemente dallo strumento scrivente.
La cosa interessante è che questa continuità dell’individualità grafica ha un’importanza cruciale nella grafologia peritale perché permette di identificare l’autore di una scrittura anche se eseguita con un arto diverso da quello abituale, dimostrando che la scrittura è un’espressione diretta della personalità e non semplicemente un’attività motoria (scopri cos’è e cosa può fare la grafologia forense in questo articolo)
Questo aspetto trova conferma in numerosi studi di neuroscienze e psicomotricità, e sottolinea come l’atto della scrittura sia il risultato di una complessa interazione tra mente e corpo, dove il cervello dirige l’azione e il corpo si adatta per eseguirla mantenendo sempre le caratteristiche distintive di chi scrive.
Romina Casella – grafologa